TAPPA 25: VITERBO – VETRALLA

Viterbo – Vetralla

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Oggi, mentre attraversavo la strada seminterrata scavata nel tufo – inizio suggestivo e superbo della tappa che mi ha condotto a Vetralla – ho pensato ai sentimenti contrastanti che stavo vivendo e che avrei vissuto di lì a poche ore nella stessa giornata. Il primo sentimento è di grandissima malinconia e scoramento, perché devo salutare Andrea. È difficile. Andrea è un’anima bella, una persona accudente, una persona garbata, una persona attenta. Ci siamo conosciuti camminando, anni fa, ed è potuto accadere solo perché aveva un ginocchio infortunato che l’ha costretto a rallentare. Grazie a questo infortunio  -sì, è così, anche un infortunio può essere ringraziato – il suo passo  (in genere molto veloce)  ha coinciso col mio  (in genere medio-lento). Altrimenti mai è poi mai avrei potuto incontrarlo.

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Da allora fa parte della mia vita. Sa camminare con me, ma sa anche lasciarmi sola, e comprende con estrema facilità quando io ne abbia davvero bisogno. Ho viaggiato molto in solitaria. Ho camminato molto in solitaria. Ho investito moltissimo tempo, molta energia, molta vita. E alla fine di tutto questo tempo, tutta questa energia e tutta questa vita, ho concluso che quando si parla di viaggio, di cammino in solitaria non si dovrebbe ragionare in termini di coraggio, ma di occasioni. Di occasioni, bisognerebbe parlare.

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Viaggiare in solitaria è un’occasione magnifica per calibrare sé stessi, per misurarsi, per imparare a volersi bene, per comprendere i propri limiti e venire a patti con loro, per stupirsi della forza che si credeva di non avere e che invece si ha, e soprattutto per conoscere l’altro. Per mettersi in ascolto. Sincero ascolto dell’umanità che quotidianamente accade, ci attraversa la strada e ci attraversa in generale. Ed è così..sempre. 

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Stavolta però, in questo cammino, in questi ultimissimi giorni io mi concedo una nuova occasione: sincero ascolto delle persone che amo, che fanno parte della mia vita di sempre, che mi hanno attraversato la strada e mi hanno attraversata in generale. Ascolto sincero, camminando insieme, sudando , misurandosi con il caldo e i km e la fatica. È una casualità di tempi e modi, ma lo stesso giorno che Andrea se ne va, arriva Aldo, mio fratello non di sangue, ma comunque fratello. Entrambe mi avevano detto che forse sarebbero venuti. Nessuno dei due sapeva come, dove, quando e perché . E io trovo provvidenziale che sia capitato proprio nell’ultima settimana. Ho percorso 3 settimane in totale solitudine, a tratti durissima implacabile, marmorea solitudine. Ed è stato giusto così. Doveva essere così. Percorro ora gli ultimi giorni con coloro che amo, un privilegio di quelli che capitano poche volte nella vita, e questa, grazie al cielo, è una di queste.

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