Tappa 24: Montefiascone – Viterbo

Montefiascone – Viterbo

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La giornata è partita male. La giornata è partita male, perché la nottata non è mai arrivata. Non ho chiuso occhio. Nel monastero delle benedettine un caldo inenarrabile. Anche con la finestra e la porta spalancata. Niente da fare. Per un’ora sì, ho dormito, ma solo per essere catapultata nell’incubo più spaventoso che il mio inconscio abbia avuto il coraggio di produrre. Io, di incubi, non ne faccio mai. Questo mi ha sconvolto, turbato, perché è stato terribilmente fisico. E quando apro gli occhi ho il cuore accelerato, e il respiro corto, e le mascelle serrate. Mi sento sfinita e la notte è ormai persa.

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Al mattino sono così grata di avere Andrea con me – si è fermato un giorno in più – gli racconto tutto, sono agitate, lui mi abbraccia forte. Era solo un sogno, Patti, oggi è un altro giorno. Ma Non so se sia la fatica o lo stress o un crollo psicologico, ma quest’incubo mi si appiccica addosso e ci penso di continuo, anche mentre cammino. Vorrei razionalizzare la cosa, ricondurla in una dimensione di mondo altro, che nulla ha a che vedere con questa realtà, ma proprio non ci riesco, non ce la faccio.

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Ci devo camminare sopra per molti km, per molte ore. Possono i piedi quello che la testa non può, e pian piano l’idea si fa meno potente, si affievolisce, si perdono i contorni, che non sono più così vividi, così imponenti. A metà percorso ci sono le terme naturali e ci fermiamo tutti una mezz’ora. Poi ripartire è durissima. La strada è piana, dritta, bianca, infinita. Non c’è un ombra neanche a pagarla. Io è Andrea non parliamo. Concentrati sul cammino, proseguiamo a testa bassa. Patti, scusa ma non riesco a dire una parola. Andrea non preoccuparti, nemmeno io. Sono svuotata di concetti e piena di afa. 

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Ma Viterbo nasconde segreti e piazze, e chiese, e gelati che fanno girare la testa. Io sono davvero stanca, di una stanchezza antica. Sono stanca, stanca da morire. Ma è stato un incubo a mettermi alla prova oggi. Quanto siamo complessi. Quanto è difficile. Quando non sono le vesciche, le ginocchia, i tendini, c’è la testa, che a volte non vuole funzionare, non ne vuole sapere.

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C’è la paura che ha le sue verità, le sue ragioni, e vuole sempre avere voce in capitolo su tutto. Per fortuna a volte basta spostare l’attenzione verso qualcos’altro. Prenotate l’ostello di domani, bere una birra, condividere un pensiero, mangiarsi una pizza insieme. Non darla vinta ai fottuti incubi. Non farlo mai. Camminarci sopra, perché i piedi sanno sempre cosa devono fare

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