TAPPA 21: RADICOFANI – ACQUAPENDENTE

 Radicofani – Acquapendente

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Ieri sera mentre mangiavo un gelato, osservavo le persone sedute sui gradini della chiesa. Erano tutti lì. Normalmente è una postura che associo a  ragazzi giovani, ma invece erano per lo più anziani. Guardavano incuriositi noi pellegrini. Ci si riconosce subito: in genere zoppichiamo, e abbiamo un’abbronzatura ridicola, con segno di calzino e maglietta. A me questo spaccato di umanità abbandonata sui gradini in una notte Toscana torrida, ha dato un senso di pace infinita. Perché è semplice. Dove ci si siede? Sui gradini, che domande! Guarda come sono belli, di pietra scura, grandi, comodi.

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Sono semplici, elementari, anche i momenti che scandiscono la mia giornata. La sveglia prestissimo, mangiare qualcosa, iniziare a camminare, poi camminare, camminare, camminare e basta per molte ore e poi l’arrivo, la ricerca dell’ostello e poi la parte che preferisco: la doccia! E poi lavare i panni a mano, stenderli, mangiare voracemente, per lo più e finalmente il riposo.

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E tutti i giorni è così. È semplice. La tappa di oggi – a parte il caldo, che ormai è nemico costante di una costanza da far spavento – è andata liscia come l’olio. 25 km, ma nessun dislivello degno di nota, nessuna strada sterrata con pietre appuntite, nessun momento di scoramento. Un lungo tratto di Cassia, con le macchina che sfrecciano di lato e noi che camminiamo in fretta, a testa bassa. Oggi è un giorno di chiusura. Lascio definitivamente la Toscana e inizio a camminare in terra laziale. È una sensazione stranissima.

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Comprendo forse per la prima volta davvero, quanta strada io abbia percorso finora. Tutta la Toscana. E quel passo al di là del cartello mi riempie di commozione, come tutti i passaggi, come tutte le soglie, come tutte le volte che qualcosa finisce e qualcos’altro inizia. Per me la Toscana non è più quello che era prima…un luogo, un posto. Un incantevole luogo, un incantevole posto che nel mondo tutti ci invidiano. Resta incantevole, resta superba, certo. Ma soprattutto è qualcosa che si è lasciata attraversare, di cui ho sperimentato la parte più severa e struggente. È qualcosa che si è lasciata domare, ma solo per un attimo – il tempo del mio passaggio – senza regalarmi nulla, com’è giusto che sia. Ecco perché da oggi questa sua bellezza che mi sono sudata stringendo i denti, spezzandomi le gambe e i polmoni, resta impressa per sempre nel mio cuore, nella mia testa, in me.

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Preziosissima terra, ricca terra, dura terra, benedetta terra. Quanta fatica, quanta meraviglia, quanti pensieri, quanta solitudine, quanta accoglienza…quanto me, quanto te.
Stasera, all’ostello c’è stata una cena comunitaria e domani mi aspetta un grandissimo regalo. E oggi pomeriggio per molto tempo i miei piedi sono stati immersi in un catino d’acqua fredda e davvero non ho altro da chiedere a questo giorno.

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