TAPPA 18: SIENA – PONTE D’ARBIA

 Siena – Ponte d’Arbia

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Come girano le cose. Il cammino, questo cammino, tutti i cammini sono metafora potentissima della vita. La vita, che accade in trenta giorni di cammino, tanto racconta della vita in generale. La ruota gira. Pensi, magari, come faccio adesso? Come faccio?

Io l’ho pensato stamattina, appena scesa dal letto e già il tendine batteva. 26 km..come li faccio adesso? E Siena dormiva, e piazza del Campo vuota, mentre l’attraversavo zoppicando.

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E c’era la nebbia. Giuro, la nebbia. Mi sono sentita a casa, ché dove vivo io la nebbia ci accompagna da sempre, poetico fardello, e ho pensato..la nebbia il 30 luglio, che cosa bizzarra. Che cosa straordinaria. Allora va bene, facciamo che oggi voglio credere alle cose straordinarie. E devo farlo per forza, perché dopo i primi 4 o 5 km il dolore si affievolisce e poi, fatico ancora a crederlo, scompare.

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Subito sono cauta, continuo ad appoggiare piano, non muovo la caviglia, ma poi non ci sono dubbi. È andato. Via, insieme alla nebbia che ora si dirada. La nebbia se l’è portato con sé. Che mistero.

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E io cammino. E i km scorrono e implacabile arriva un caldo demonio, ma lo stupore di quello che mi circonda sembra avere la meglio. Le preziose colline della Val d’Arbia. Quel giallo annichilente, abbacinante.

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Noi ( non sono stata sempre sola oggi! Per un tratto ho camminato con Mosè e Monica) circondati da queste onde, come naufraghi, in un mare di luce, di caldo torrido selvaggio.

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I girasoli che propongono nuove tonalità di giallo, quasi a dire: guarda qui, guarda cosa siamo capaci di fare noi. Siamo naufraghi, navighiamo a piccoli passi, non c’è nulla di più prezioso dell’acqua. Non c’è niente di più ardentemente desiderato. Una fontana, per piacere, una fontana. Ci buttiamo sotto, con la testa, con le braccia, con le mani.

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Gli ultimi 5 km li facciamo che è già l’una. Tira vento, ma non dà alcun sollievo. A testa bassa, senza parole e passo svelto si arriva all’ostello. La doccia è l’unica medicina in grado di lavar via la fatica. Ho la pelle bruciata, ma il cuore leggero. Penso alla nebbia, ai girasoli, al domani, allo stupore, alla ruota che gira.

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