TAPPA 17: ABBADIA ISOLA – SIENA

Abbadia Isola – Siena

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Ad esempio… Monteriggioni. Uno si sveglia alle 5, fa una colazione esagerata, offerta da quelle donne incanto che sono Elena e Anna, inizia a camminare alle 6 e col sole che albeggia arriva alla cinta muraria di Monteriggioni.

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Che è lì dal 1200, voglio dire. Con la sua unica via, la piazzetta, la chiesa. Monteriggioni tu sei un regalo. Imponente e tascabile, ti vorrei rimpicciolire e portare con me, dentro lo zaino, per guardarti quando mi sento sola, nei boschi, sotto gli alberi bassi; per ricordarmi, Monteriggioni, che devo fortificarmi pure io. 

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Devo ormai dare per assodata la seguente verità: di tappe facili non ce ne sono, non ce ne sono state e probabilmente non ce ne saranno. È un cammino complicato con pochi punti d’acqua, con lunghi tratti senza vedere mezzo cane, attraversando gruppi di 2 o 3 case o castelli.

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Incantevoli, per carità, ma se non mangio un panino, a volte, rischio di restarci secca, quindi vi prego, datemi un bar!
Siena, come è ovvio che sia, non si è lasciata conquistare docilmente. Figuriamoci…Siena?
L’ultimo tratto è qualcosa di disarmante. Fortunatamente avvisto un cimitero. Cimitero significa acqua. Mentre cammini, il cimitero è un luogo che ti rimette in vita. Sono arrivata, mi dico…ma non arrivo mai è c’è un’altra salita e altre vie e salite e ancora vie e salite…

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Siena il suo cuore ci mette un po’ a consegnarlo. Finché si svela, con la potenza di uno schiaffone con Piazza del Campo e il Duomo. L’ostello è proprio lì a un passo dal Duomo. Stasera sono tutti distrutti. Molti finiscono il loro cammino qui. Siena è tappa di fine o di inizio. Io cammino sempre sola, negli ultimi tempi mi pesa. Oggi mi ha pesato, soprattutto perché ho un tarlo. Ce l’ho da circa il sesto km percorso. Mi fa male il tendine. Temo si tratti di tendinite. Io so che si può camminare anche con vesciche abominevoli, che si sopporta il dolore al ginocchio con le ginocchiere, e so, purtroppo, che per la tendinite non c’è niente da fare. Niente. È la bestia nera del pellegrino. Quindi è tutt’oggi che ci penso e che mi arrovello e mi spavento e mi dico, non può essere, non è giusto, cammino da 17 giorni, tra 13 sono a Roma…Non la voglio la tendinite! 

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E Siena mi ha osservato tutto il pomeriggio, che ridevo ben poco e che attraversavo le sue strade scura in volto e meditabonda.
Ma in realtà, nel profondo, pensavo anche a quanto io mi sentissi onorata ad essere qui. Ad esserci arrivata a piedi, da casa mia.

Siena, quanta bellezza…ci ho messo mezza anima per venire da te. 
E me ne serve altra mezza per arrivare a Roma. Ma soprattutto, mi serve un tendine che smetta di far male.

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