TAPPA 14: SAN MINIATO – GAMBASSI TERME

San Miniato- Gambassi Terme

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Il caldo è un problema. Il caldo è il problema. Problema vero. Problema certo, certificato. Problema senza soluzione. Il caldo fa diventare pazzi, fa vedere doppio, triplo, sfocato. La luce negli occhi acceca, la pelle scotta, ogni cm di corpo boccheggia. Di fiato non ce n’è. La cattiva notizia, quindi, in breve, è questa: c’è un caldo maledetto, caldo da morire.

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La buona notizia, invece, è questa: c’è una natura benedetta, natura da morire. C’è la natura della Valdelsa. Da restarci secchi. Senza parole. Senza nessuna, nessunissima parola. C’e da stare zitti, chiuder il becco e guardare. Sono km di colline gialle, oceano giallo, erba-fieno, ocra, secco, bruciato, strabiliante, una assoluta, inattaccabile meraviglia.

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La distesa è interrotta solo dalla verticalità slanciata e severa dei cipressi, e dalle vigne, ordinate, orizzontali, rigorose, tutte in fila. Fatico a venire a patti con un paesaggio così. Onirico, screpolato, netto, marziano, stagliato contro il cielo.

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Non si sente volare una mosca. Nel mare di colline, si attraversano poderi abbandonati, alcuni bruciati. Sono totalmente sola. Mi sento dentro un miraggio, o dentro un libro di illustrazioni per bambini che hanno bisogno di vedere una natura benedetta da morire. Silenzio per davvero. E per fortuna c’è il vento, perché anche il classico filo d’ombra, qui, non s’è mai fatto vivo, manco una volta, manco per scherzo, manco per sbaglio. 

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Questa tappa è dura. 24 km, bosco e collina, nessun paesino in mezzo. Si fa fatica a orientarsi a comprendere quanto manca, quanto si è già camminato. Le fontane un lusso. 

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Ma stamattina quando sono partita a 5 passi da me c’era un leprotto. Mi sono fermata, ci siamo guardati. Adesso scapperai, gli ho detto. Mi sa che ti sbagli, ha risposto. E infatti, incredibilmente non è scappato, mi ha seguito di lato, ma il cuore gli tremava, lo vedevo chiaramente, la pelle fremeva accompagnando il battito. Tentava qualcosa di terribilmente audace: non avere paura di me. E ho pensato, mentre lo guardavo, a tutte le volte che tentiamo qualcosa di terribilmente audace, tipo non avere paura dell’ignoto, tipo prenderci il rischio di stupire noi stessi. Tipo pensare non ce la faccio, ma verificare, che invece, alla fine, ce la si fa. Le colline della Valdelsa mi sono testimoni: è una sensazione stupenda. Da far girare la testa.

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