TAPPA 12: LUCCA – PONTE A CAPPIANO

 Lucca- Ponte a Cappiano

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Quando è iniziata la giornata stamattina, e Lucca era ancora addormentata e quieta e silente e sinceramente, spudoratamente, nuovamente, mortalmente bella non potevo neanche immaginare che avrei camminato per quasi 33 km. La tappa di oggi, doveva finire ad Altopascio.

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Prendi l’autobus, ti dicono tutti, che il percorso non merita: tutto piano, tutto cemento, senza emozione. Manco per sogno che rendo l’autobus. Sto bene, cammino.

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Ma poi cosa vuol dire? Veramente, cosa significa? Qualcuno mi deve spiegare, per favore, questa faccenda di saltare le parti meno paesaggisticamente interessanti, perché io non lo riesco a comprendere. Voglio dire, è parte del cammino. Fa parte. C’è qualcosa anche nel piano, addirittura nel cemento, addirittura addirittura nel senza emozione, pensa un po’. Cosa significa scansare a tutti i costi le parti meno affascinanti, o quelle più dure, in altri casi? Sono lì. Si deve passare da lì, per arrivare da un’altra parte.

Nella vita di tutti i giorni, poi, non è così? Io di autobus per evitare dolori, frustrazioni, perdite, brutture mica ne ho mai visti.  Li devi attraversare, c’è poco da fare.

Perché in questi così scegliere la scorciatoia non accorcia il percorso, lo allunga.

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Do fiducia quindi alle mie gambe, ai miei piedi, alla strada conquistata con pazienza, al tempo necessario per conquistarla, alla gioia della doccia dopo, a quel momento in cui hai lavato anche i  panni, hai mangiato, ti sei bevuto una birra e ti puoi, finalmente, sdraiare… Ti puoi, grazie al cielo, sdraiare. Io oggi ho incontrato Ornella, e il vento ha portato nubi, che hanno portato ombra e che ci hanno permesso di andare lontano. E nei boschi l’odore di pino ci inebria, ci fermiamo ad ogni fontana: testa sotto l’acqua, pensieri anche. Negli ultimi 3 km mi sento quasi confusa, un po’ stordita, eppure passano sotto i nostri piedi e l’ostello è da non credere: dentro una torre del 1200, proprio sopra il ponte Mediceo che attraversa il borgo. E le cose sono semplici ora: gioia della doccia, panni lavati, lasagne, birra e finalmente -grazie al cielo- mi posso sdraiare.

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