TAPPA 5: CISA – PONTREMOLI

Cisa – Pontremoli

Me l’aveva anticipato in realtà il mio amico Giacomo, da me chiamato Elfo Silvano. Me l’aveva detto: Patti, guarda che dalla Cisa a Pontremoli è dura un bel po’, non scherziamo!

Solo che io dotata di incoscienza e di una guida obsoleta che me la faceva facile facile mi sono detta, va be’, ci proviamo lo stesso. E in effetti la prima parte procede liscia come l’olio. Passo la Cisa nel più totale silenzio e finalmente mi ritrovo in lunigiana. La giornata promette bene c’è fresco e in fondo è tutta in discesa, giusto?

Sbagliato. Sbagliatissimo. Più sbagliato di così si muore. Il segnale della via Francigena è correlato di tanto di cartello che avvisa che di lì, dove sto per incamminarmi ora io, piccola piccola, sono passati in ordine: Liutprando, re dei Longobardi, Carlo Magno, Ottone I e Sigerico, arcivescovo di Canterbury.

È una fetta di storia. Una fetta di storia regale. una fetta di storia che ha imposto nuove dinamiche, che ha influenzato il corso degli eventi, che ha definito un prima e un dopo. E adesso, a distanza di secoli questa pellegrina, che è già tanto se ci arriva viva alla fine di questa tappa.

L’Appennino è un oceano di onde verdi e io ci nuoto dentro, sguazzando spensierata, ma per poco, ahimè . Nel tempo di un amen inizia una strada sterrata in discesa con una pendenza tale da  sembrare una barzelletta – di quelle che non fanno ridere nessuno e che entusiasmano solo chi le racconta.

Attrverso con le gambe ormai tremanti 2 paesini arroccati e una signora mi dice “ma mica andare per questa strada col caldo che fa…prendi la provinciale appena sotto che ci arrivi meglio a Pontremoli” e così faccio. È lunga ma almeno non ci sono i sassi che spezzano le ginocchia e i piedi e tanto ricordano un girone dantesco.  il girone dei camminatori sprovveduti, che pensano di emulare Liutprando o Carlo Magno, ad esempio…

Non ho più acqua e il sole picchia duro, comincio a preoccuparmi ma fortunatamente appare un cimitero. Cimitero significa sempre acqua. Questo è piccolo, un po’ abbandonato, ma ci sono  fiori freschi qua e là. Riempio la borraccia, ringrazio chiunque possa ricevere la mia gratitudine e proseguo.

Pontremoli è ormai vicina. Io boccheggio e non ce la faccio più . Il caldo mi dà alla testa. Il caldo è spropositato, scomodo, imbarazzante, folle.

Ma la sera dormo nel castello. Dentro il castello di Pontremoli c’è l’ostello-da non crederci- e ho una camera tutta per me.

Io dentro le mura, nella stanza più alta. Nella torretta, come una fanciulla da salvare (dalle vesciche) e che invece si salva da sola, andando a mangiare dalla Norina, in pieno centro che offre testaroli al pesto, coniglio alle olive e zuppa inglese…la vuoi? Norina, tesoro, io voglio tutto quello che hai di commestibile. Non ti puoi sbagliare, con me.

La Norina me l’ha consigliata l’Elfo Silvano, ma stavolta il consiglio, fortunatamente, l’ho ascoltato. Da dove sono seduta vedo il fiume, il ponte che dovrò attraversare domani, direzione Aulla. Ma ora non ci penso..ora penso solo alla mia zuppa inglese

Passi camminati oggi: 33851

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