QUANDO STAI PER PARTIRE E SEI UN FUOCO CHE BRUCIA. QUELLO CHE SO (E NON SO) SUL PASSATO E SUL PRESENTE

fuoco

L’amore è una cosa che brucia, cari miei.

L’ha cantato Johnny Cash e l’ha scritto June Carter.  E quanta ragione hanno quei due.

E poi, cari miei, mica finisce qui la faccenda. La cosa che brucia diventa un cerchio e nel cerchio, quando sei preda di un desiderio selvaggio, ci precipiti dentro e le fiamme si alzano.

“I fell into a burnin’ ring of fire

I went down, down, down

And the flames went higher”

Che canzone, santo cielo.

Io non lo so come le sia venuta questa immagine a June Carter.

Secondo me aveva una bestia dentro, uno sgomento, un precipizio…

Ma in fondo, no.

No.

Quello che aveva dentro, è esattamente quello che ha descritto: il fuoco.

E’ sabato 31 ottobre, e noi siamo intorno a un fuoco.

Siamo in cerchio, davanti al fuoco.

Siamo un cerchio di fuoco.

Sette persone, in piedi. Dritte sulle spine dorsali, ma allo stesso tempo abbandonate. Fai di me ciò che vuoi, fuoco, che di resisterti non son capace.

Sei persone ipnotizzate dalla fiamma,  una persona con la responsabilità di non farla spegnere.

Le stelle ci sono, cari miei. E anzi, picchiano duro. Se vogliono brillare, sanno farlo bene. Se vogliono farsi vedere, sanno farlo bene. A bocca aperta si guardano, col naso all’insù e i pensieri all’ingiù. In silenzio si guardano, che non c’è molto da dire. Siete belle e basta. Come siete belle, porca miseria, mi fate arrabbiare!

Non si vede un filo di nebbia. E’ una serata limpida. Ci respiriamo, come fanno i lupi. So chi ho alla mia destra e so chi ho alla mia sinistra.

Stiamo saldi, amici, che una sera così me la voglio ricordare il prossimo anno, magari davanti a chissà quale fuoco e chissà con chi. Magari in un posto di cui non conosco il nome, in Guatemala o in Perù o in Cile, con persone che non parlano la mia lingua, con volti che non sono i vostri. Adesso stiamo saldi, che questa sera non la devo dimenticare.

La luna, per il momento, non mi è venuto di cercarla. Le lascio fare i suoi giri, prima o poi arriverà.

“And it burns, burns, burns,

The ring of fire, the ring of fire”

La casa di Antonella, a Cella di Noceto, in località Bombodolo (capite? Bombodolo…che solo sul Bombodolo bisognerebbe scrivere una storia d’amore: quella tra una bomba a mano e una allodola) sembra uscita da un libro dei fratelli Grimm. Intanto perché oltre all’elemento casa, c’è l’elemento bosco e oltre a questi due elementi non c’è nient’altro.

Casa-bosco.

Bosco-casa.

Animali, piccoli e grandi ci sono, in realtà

“Anto… prima, mentre raccoglievo il rosmarino, ho sentito un rumore nel cespuglio, credo ci sia qualcosa”

“Ah sì, Boris…Mica niente. Probabilmente è il solito cinghiale..Oppure è la volpe, potrebbe essere la volpe, vista l’ora”

Gulp.

Io, il cinghiale, non lo voglio affrontare (la volpe anche anche, ma il cinghiale no, non me la sento proprio) e me ne sto tranquilla in casa a preparare le mie patate a fisarmonica.

Ci siamo messi a cucinare non appena siamo entrati. La casa di Antonella è come lei.

Ciao, entra, accomodati, sei il benvenuto.

Non dobbiamo più chiedere dove sono gli utensili da cucina; apriamo cassetti, foderiamo teglie, inforniamo, impastiamo, mescoliamo.

Questa faccenda del cucinare insieme e poi condividere, se uno si fermasse a ragionarci ogni volta, se uno si fermasse a ragionare sull’amore che passa tra la mia indivia e la tua zucca, tra il tuo budino e le sue orecchiette con broccoli…se uno si soffermasse ogni volta, molto del genere umano lo troverebbe qui. Nelle radici del prendersi cura, del dare da mangiare, del nutrire.

Del ti voglio bene, cresci forte, fai tutti i giri che devi fare che poi a qualsiasi ora torni, qualsiasi giorno tu voglia presentarti alla mia porta, in qualsiasi stato, un piatto per te c’è.

Da restarci secchi.

Questo sta succedendo qui.

E succede anche il fuoco.

Questo 31 ottobre lo festeggiamo bruciando una cosa del nostro passato, dando spazio ad altro.

Il Sig. Presente è presente?

Sì, è qui..adesso.

Bene.

E il Sig, Futuro?

Anche lui, appena dietro al Presente. Si nasconde. E’ timido.

Pian piano, quasi in punta di piedi, con la stessa cura con cui da bambini ci si raccontava un segreto, ognuno di noi brucia qualcosa.

Questo fuoco generosamente riceve. A me sembra che canti, ma anche che gli venga da ridere. Che sia un fuoco pazzo e accudente insieme, mi sembra.

La fiamma diventa blu. Vorrei credere che è un colore che oggi, questo fuoco ha riservato solo a noi, ma non posso ignorare il quantitativo di oggetti che sta bruciando Maria Teresa, che non mi sembra vadano proprio d’accordo con il fenomeno della combustione…

“And it burns, burns, burns,

The ring of fire, the ring of fire”

Il mio oggetto l’ho messo dentro una busta.

Poi dentro la stessa busta c’è una foto.

E poi un foglio scritto di getto, in stampatello, con caratteri cubitali, che io stessa stento a decifrare, ma che tanto è al fuoco che sono indirizzati.

Hey fuoco! mettiti gli occhiali eh..Mica confondere le vocali che viene fuori un pasticcio.

Sto facendo qualcosa di grande. Queste cose che brucio, alle quali voglio e devo dare forma nuova, mi pesano come un macigno sulle spalle. Ma io sto per partire. E le spalle mi servono per metterci il mio zaino. E il mio zaino mi serve da casa e da non-casa allo stesso tempo. Con i tre vestiti in croce che ci metterò dentro, le scarpe, il cappello, lo spazzolino, il sapone, le mutande, la crema per il sole, il repellente per le zanzare, tutto il coraggio che ho, tutto il coraggio che non ho.

E quindi è chiaro, che i fardelli del passato, su queste spalle mie, non ci possono più stare. E’ proprio che non c’è più spazio.

Lo faccio per ultima, ma lo faccio. Sono tutta un fremito, mi tremano fino le costole. Mi trema tutto, anche la terra sotto i piedi. Claudio abbandona per un attimo la sua postazione e viene a darmi un bacio, non sulla fronte, ma sulla nuca, all’attaccatura dei capelli. Mi sembra che me l’abbia dato il vento. Antonella e Ilaria cantano. Antonella balla anche, sul posto. Mi sembra il movimento sinuoso  di un’anaconda; la guarderei per ore.

Ilaria muove il fuoco con un bastone

“Hai visto?” mi dice “Quello che hai bruciato adesso ha la forma di una rosa.”

E’ vero. La mia rosa di cenere. Guarda che bella che è. Bisogna fare un sospirone. Lo faccio.

Boris e Gabriella sono le due persone che ancora non ho citato.

Boris che conosco e riconosco, Gabriella che non conosco, ma riconosco.

(A volte succede)

Boris e Gabriella hanno molto da dire e dare, stasera davanti a questo fuoco. Ci mettiamo in ascolto.

Boris aveva già sfidato il cinghiale – forse volpe – vicino al rosmarino. Ma molto altro è lui. Boris, e mi è evidente stasera, davanti a questo fuoco, non c’è stata una sola volta, che non sia riuscito ad alleviarmi un dolore. Boris è per me la persona che mi dice: fai tutti i giri che devi fare che poi a qualsiasi ora torni, qualsiasi giorno tu voglia presentarti alla mia porta, in qualsiasi stato, un piatto per te c’è.

Ci allontaniamo dal fuoco. Penso a quelle volte che dopo un trasloco, o un cambio armadio, ho avuto a che fare con scritti e lettere di una me passata. Di come quei tuffi, in quel mare, mi lasciassero tutte le volte disorientata, spossata e a disagio. Ma come posso aver scritto queste cose? Ma sono io, questa cretina rimbambita?

E’ il peso di non riconoscersi più. Di non condividere più quelle gioie, quelle passioni, quelle pene, quelle afflizioni.  E’ il peso di cambiare, di essere una materia in movimento, che brucia, che muta.

Di essere il cerchio di fuoco.

che trasforma.

che si trasforma.

E, io credo, più ci cadi dentro e più sei al sicuro.

“And it burns, burns, burns,

The ring of fire, the ring of fire”


Tutti la conoscete, ma per favore, mentre leggete, ascoltatela ancora una volta. Questa canzone con i suoi fiati messicani che fanno girare la testa: “The Ring of Fire” di Johnny Cash

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