CONTINUERAI A FARTI SCEGLIERE, O FINALMENTE SCEGLIERAI? LA POTENZA DEL DESIDERIO, PARTE PRIMA

sogno 2

Io ti desidero.

Desidero te, va bene? Non parlarmi adesso dei tuoi difetti, della pancia, delle gambe e del sedere rotondo, che non deve avere un’altra forma il tuo sedere…non lo voglio triangolare il tuo sedere.  No, non sto scherzando. Non rido di te. Sei bella e basta. Cosa ti devo dire? Mi piaci. Mi piace che sei un casino vivente. Sbrogliata non mi piaceresti così. Lineare non ti avrei nemmeno guardata. Ed è bello cucinare per te, smetti di ringraziare. L’ho fatto perché lo volevo fare.

Io non ti desidero.

E’ piacevole stare con te, sì, ascoltarti anche… Parli sempre tu, ma va bene. E soprattutto vorrei non smettessi mai di cucinare per me. Ma non ti desidero. Non parlarmi dei tuoi difetti adesso, della pancia, delle gambe e del sedere rotondo..non è quello. Non siamo fatti per stare insieme. Lo sai tu, lo so io. Non andremmo da nessuna parte io e te. E poi non ci capiamo e discutiamo sempre. Sei fatta così, sono fatto così. E ti sei inventata un sacco di mancanze che non ho e che nessun’altra mi ha mai attribuito.

Io ti desidero. Io non ti desidero.

Se sei in mezzo a due forze di questa caratura, c’è da fermarsi un attimo e respirare.

Se queste due forze agiscono su di te in un tempo breve (o relativamente breve. E che cos’è breve?), tu sei un’ isola nell’oceano indiano e tira il vento. Ma un vento… un vento che mica ti saresti immaginata, mentre stavi a Parma, nella tua casetta di periferia, attaccata alla Coop.

Torrido e glaciale il vento su quest’isola.

E ti solleva (Hey! Sto volando! Sto volando! guardate tutti!) e poi ti fa cadere a terra, di faccia, sulla sabbia.

La sabbia negli occhi. La sabbia che ti entra nella bocca, la sabbia che mangi, la sabbia che sputi.

A due forze così non farò il torto di assegnare aggettivi di bassa lega. Nessuna delle due forze è bella. Nessuna delle due forze è brutta. Nessuna delle due forze è dolce. Nessuna delle due forze è triste. Nessuna delle due forze è terribile.

Entrambe le forze sono potenti.

Entrambe le forze sono massicce.

Entrambe le forze sono conturbanti.

Entrambe le forze mandano a farsi fottere ogni timido tentativo di quiete.

Il desiderio tutto è, tranne qualcosa di etereo, senza peso, inafferrabile, impalpabile, astratto.

Cioè…no. In realtà non è così.

C’è un tempo in cui il desiderio porta solo pace e serenità.

E’ un’idea, un pensiero. Un qualcosa a cui ci si appiglia. Mica è nel cassetto. Se fosse nel cassetto ce l’avremmo troppo a portata di mano. E non lo vogliamo a portata di mano in questo momento.

E’ un conforto, un incoraggiamento, una caramella gommosa gusto coca cola che succhi piano.

Perché tanto io vado a vivere all’estero per imparare l’inglese… Vado a Dublino, anzi a Londra, anzi a New York… Vado lì.

E poi cambio lavoro, ne ho in mente uno, non nello specifico, in parte. Ce l’ho lì, lo sto pensando.

E poi ho un’idea pazzesca per quello che voglio dire a Caio o a Tizio e non c’è modo che non si innamori… e poi so come dimagrire, lo faccio in un mese, una modella divento, bella come il sole divento. Divento una cantante, un’attrice. Brava molto. Potrei andare a tutte le audizioni di questo mondo, ad esempio.

Ho tante cose in testa come tutti. Sono un essere umano complesso come tutti. Sogno come tutti. Desidero come tutti. Ma in questa fase i sogni, li lascio nel mondo iperuranio, direbbe il vecchio buon Platone.

Lì sono perfetti, lì mica mi ci devo confrontare davvero.

Stanno lì. Io sto qui.

Hey sogno perfetto!

Ciao! Eccomi!

Oggi come stai?

Alla grande, ho aggiunto cose. Sai quando andrai a New York?

Si… dimmi

Ecco, camminerai su Spring Street. Girando un angolo vedrai un negozietto vintage delizioso. Indosserai una delle tue spille, quelle che fai nei ritagli di tempo. Ma la proprietaria illuminata (una sessantenne con rossetto rosso fuoco e caschetto bianco neve) la noterà e capirà il genio. Ti assumerà. Diventerai una stilista rinomata. Tutti ti ameranno perché sei italiana e per quel modo tutto tuo di fare l’occhiolino come per dire: “ That’s amore!”

Sul serio?

Sul serio sì.

Lì nel mondo iperuranio, senza il rischio di tirarli giù, i sogni si gonfiano, si dilatano, si nutrono di loro stessi, hanno una  fame vorace e una fantasia fervida e immaginifica. Creano centinaia di mondi possibili.

Quanti sogni, ho lasciato lassù. Oddio, quanti.

Il fatto è che desiderare costa una fatica mostruosa.

Se arriviamo a decidere di aggrapparci al sogno con tutte e due le mani e a strattoni, aiutandoci anche con la bocca, con i denti, lo tiriamo giù; questa impresa ci lascerà in corpo una spossatezza infinita.

Non farlo, scema di una donna scema! Mi dice Platone.

Se li tiri giù si imbruttiscono, smettono di essere perfetti, si scontrano con la realtà. Li sporchi, se li tiri giù. Cretina.

Esatto. Ho bisogno di sporcarlo, di sgualcirlo, il mio sogno.

Altrimenti così intonso, cosa mi può dire e dare?

Desiderare costa fatica, una fatica, Dio mio… Due spalle per sostenerla.

Perché anche se lo vuoi, il desiderio non si offrirà a te con un amore docile e remissivo.

Il desiderio non è già innamorato di te.

Il desiderio non ti desidera a sua volta. Te lo devi conquistare. Devi lottare per lui.

Ma come, eri così accondiscendente da lassù; mi mandavi baci, carezze, mi sussurravi parole di una tenerezza infinita e adesso invece?

Adesso che ti ho preso mi parli di cose reali.

Prendi un volo, stai attenta, è pericoloso, sei una donna sola, lo sai?  una donna sola che vuole fare il giro del mondo… matta che non sei altro… dove dormirai? Che vaccini devi fare? Quando li farai? Hai sistemato il passaporto? Hai bisogno di quali visti? Sentirai quanta mancanza? E se ti ammalassi, lontana da tutti? Hai preparato un itinerario? E lo zaino e il materiale tecnico? Hai bisogno di più soldi. Non hai abbastanza soldi. Non hai abbastanza soldi. Non hai abbastanza soldi. Non hai abbastanza soldi. Come farai col lavoro? Come farai per restare in contatto sempre con le persone che ami? Come farai con la fatica? Hai idea di cosa significhi viaggiare per un anno? Hai idea di come sarai stanca? Cosa succederà se ti dovessi sentire sola? Cosa sai dei posti che attraverserai? Come li attraverserai?

Smettila. Perché mi fai questo?

Perché desiderare costa, cara mia. Costa realizzarli i sogni.

Questo prezzo, a volte, mi ha spaventato.

Mi è capitato di farmi scegliere, non di scegliere. Non solo dalle persone. Dai sogni anche.

Mi è capitato più di una volta. Più di due. Più di tre volte, mi è capitato.

Ma poi te lo chiedi.

Te lo chiede pure De Andrè, se è per questo, e ti metti in ascolto, profondo. Della sua canzone (che voglio dire, è stata fatta per rivoltarti come un calzino) e di te.

Cosa pensi di fare quindi?

“Continuerai a farti scegliere, o finalmente sceglierai?”

Ho scelto.

E si è alzato un vento ancora più furibondo.

Io stessa l’ho sollevato.

E anche se mi sbatte da tutte le parti, con una forza centrifuga spietata come se fossi dentro al cestello di una lavatrice, ho deciso di tenergli testa, e ne sono felice.

Non il desiderio o il non desiderio altrui.

Ma il mio.

Il mio.


Canzone consigliata per la lettura: Verranno a chiederti del nostro amore di F.De André

immagine di Cristian Grossi. Grazie Cristian. 

E Boris, amico mio, che ci sia sempre un calice colmo di vino tra me e te.

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